I nostri progetti

L'ACQUA

Più di un miliardo di persone nel mondo non ha accesso ad acqua potabile e la mancanza di igiene e acqua pulita costituisce la seconda causa di morte tra i bambini.

L’assenza di pozzi costringe donne e bambini ad affrontare, quotidianamente, un cammino estenuante, chilometri percorsi a piedi, sotto la calura, per raggiungere il primo bacino potabile; una ricerca costretta che sottrae tempo prezioso destinato alla cura della casa ed all’istruzione.

Là dove c’è acqua potabile, invece, le persone si riappropriano della propria dimensione umana, mentre la possibilità di creare orti e vivai favorisce la ripresa economica ed assicura il sostentamento alimentare per l’intera comunità.

Costruire un pozzo significa dunque donare vita.

L’Associazione promuove e finanzia la realizzazione di nuovi pozzi nel Benin, nei villaggi cresciuti attorno alla missione camilliana di Zinviè ed alla città di Zagnanado e, più negli ultimi anni, in Burkina Faso, nelle zone secche nei pressi di Koupela.

Progetto iniziato nel 2008, conta già sei pozzi attivi di cui, il più recente, ha raggiunto anche quelle comunità sorte ai confini col deserto.

Alcuni di questi sono stati interamente finanziati da amici e sostenitori, che hanno deciso di destinare alla costruzione di un pozzo dei soldi raccolti in occasione di un matrimonio o un battesimo, oppure in ricordo di una persona defunta, regalando così nuova vita a tante persone di queste terre lontane.

IL CIBO

L’India occupa un posto tristemente “privilegiato” nel quadro della fame del mondo.

Nonostante la ripresa economica e lo sviluppo, infatti, registra tassi molto alti di malnutrizione mortale e di bambini malnutriti; circa la metà dei bambini indiani sotto i cinque anni, infatti, soffre di malnutrizione cronica, ovvero di deperimento e di ritardo nella crescita e nello sviluppo.

Un bambino malnutrito su tre al mondo vive in India: un totale di 8,3 milioni.

L’Associazione utilizza parte dei proventi derivanti dagli spettacoli degli Amici di Zinviè e da altre donazioni, per garantire annualmente il pasto giornaliero (con turni settimanali) ai bambini di 10 villaggi a Tadepalliguden, nell’Andhra Pradesh, stato dell’india centro-orientale, ed a quelli che vivono nello slum di Bangalore, baraccopoli sorta alla periferia della città.

Il denaro viene inviato alle missionarie presenti nelle vicine Case camilliane, che si fanno carico della preparazione e della distribuzione del cibo.

Sempre nell’Andhra Pradesh, a Tadepalligudem, mensilmente si distribuiscono riso, olio ed uova alle famiglie ospitate presso Asha Nagar, “Villaggio della Speranza”, realtà di accoglienza per persone affette da lebbra, gestito sempre dalle suore Camilliane.

LA SALUTE

La Lebbra e l’Ulcera di Buruli sono malattie che, ai giorni nostri, non fanno più notizia e vengono definite “malattie dimenticate”. Malattie curabili, non mortali, ma le cui conseguenze possono divenire devastanti e altamente debilitanti per chi le ha contratte.

La lebbra è una malattia cronica, infettiva e contagiosa che interessa soprattutto la pelle ed i nervi periferici. È causata dal Mycobacterium Laepre, appartenente alla stessa famiglia del batterio della Tubercolosi, e prolifera là dove regna miseria e fame.

Oltre alle sue conseguenze fisiche, deformazione degli arti, amputazioni e cecità, la lebbra è terribile anche per le sue conseguenze sociali: il lebbroso, con la sua famiglia, viene immediatamente isolato dal villaggio, sradicato dalla sua terra e dai suoi legami.

Anche se guarito, il malato rimarrà un emarginato a vita e con lui, tutto il nucleo famigliare, compresi i figli nati sani.

 

L’ulcera del Buruli è una malattia cronica e necrotizzante scatenata dal Mycobacterium Ulcerans, appartenente alla stessa famiglia del batterio della lebbra, che si insinua nel derma, nelle mucose e nella pelle, necrotizzando i tessuti fino alla comparsa della caratteristica ulcera.

La malattia non è mortale ed è curabile, ma un malato su quattro riporta disabilità permanenti e, nella maggior parte dei casi, si tratta di bambini. Nei paesi poveri, la diagnosi è spesso tardiva e ciò rende il cammino verso la guarigione lungo e costoso: si necessitano ricoveri protratti oltre i tre mesi, con la conseguente interruzione degli studi per i più piccoli o della produttività in caso di soggetti adulti, capi famiglia, senza contare le situazioni di invalidità permanente che richiedono fisioterapie ed assistenze continue.

 

L’impegno dell’Associazione alla lotta contro queste “malattie dimenticate” è puntuale ed oneroso.

Circa 30 mila euro è la spesa annuale in comande di medicinali destinate all’Africa.

In Benin, l’ospedale di Zagnanado riceve, a necessità, i medicinali per la cura dell’ulcera del Buruli, mentre un altro ordine viene destinato alla missione di Zinviè.

In Burkina Faso, in aiuto al dispensario di Koupela, è costante il rifornimento di medicine e provviste al lebbrosario di Fratel Vincenzo a Ouagadougou e, nella stessa zona, il centro che fa capo a Padre Christian e Padre Bernard, costituito da un dispensario, casette per lebbrosi ed un ambulatorio per la cura di malattie infettive e dell’Aids.

Una quota di medicinali di cui si fa carico l’Associazione, circa cinquemila euro, è quella non acquistabile in Benin e in Burkina, e che avviene recapitata col viaggio annuale del gruppo degli Amici di Zinviè alle missioni ed ai lebbrosari.

L'ISTRUZIONE

L’India ha il maggior tasso di analfabetismo del mondo, con 287 milioni di analfabeti, di cui la maggioranza sono ragazze e bambine appartenenti agli slum delle città. La discriminazione verso le donne, in una società fortemente maschilista,  è una piaga sociale che si acutizza, soprattutto se, oltre al livello sociale ed al sesso, subentra la malattia ed in special modo l’HIV.

L’istruzione, per queste donne malate o sieropositive, è una conquista difficile, perché all’interno della scuola stessa la loro condizione determina pregiudizi e trattamenti molto più severi ed esigenti. Garantire l’identica opportunità di istruzione è una sfida recente che l’Associazione ha accettato offrendo il sostegno delle giovani donne di Mangalore.

Presso la Casa della Vita, “Jeevadan”, realtà gestita dalle suore camilliane e creata per dar accoglienza a madri affette da AIDS e figlie sieropositive, si è deciso di pagare l’università alle ragazze.

La prima studentessa ha già potuto iscriversi e seguirà i corsi nel 2015.

Numerosi i progetti a favore di educazione e scolarizzazione portati avanti negli anni anche in Africa, dove si garantisce supporto ad asili e scuole delle missionarie Camilliane, aperte anche a bambini di famiglie estremamente povere.

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